12 DICEMBRE 2025


Zelensky propone referendum sul Donbass, Trump spinge per pace

Volodymyr Zelenskyy, dichiarazioni ufficiali

Cosa è successo, in breve?

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha proposto un referendum per decidere il futuro del Donbass, una regione orientale dell'Ucraina contesa con la Russia. Questa proposta arriva mentre gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, spingono per un accordo di pace che includerebbe la creazione di una "zona economica libera" nel Donbass, richiedendo il ritiro delle truppe ucraine. Zelensky ha sottolineato che qualsiasi concessione territoriale deve essere approvata dal popolo ucraino attraverso un voto. Nel frattempo, sono previsti summit a Parigi e Berlino per discutere un possibile accordo entro Natale.

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Perché proporre un referendum? 🗳

In molti Paesi, compresa l’Ucraina, cambiare i confini o cedere territori è un fatto molto serio. Ecco le motizazioni che spingono al referendum:

  • Legittimità pubblica: Zelensky dice che qualsiasi concessione territoriale deve essere approvata dal popolo, perché la Costituzione e la pratica democratica richiedono legittimità pubblica. Mettere la decisione al voto significa che non sarebbe solo una scelta del presidente o di negoziatori stranieri, ma una decisione condivisa dai cittadini. Questo aiuta il governo a spiegare e difendere l’accordo in patria. 🇺🇦
  • Perché teme problemi di sicurezza: Un voto popolare serve a chiedere maggiori garanzie internazionali prima di qualsiasi passo.
  • Per resistere alla pressione esterna: negli ultimi giorni gli Stati Uniti, con la nuova proposta di pace, hanno spinto per compromessi territoriali. Zelensky usa il referendum per mostrare che non può cedere territori solo perché lo vogliono altri leader senza l’ok dei cittadini.
  • Per guadagnare tempo e condizioni migliori: chiedere un referendum può dare spazio per ottenere un cessate il fuoco effettivo, monitori internazionali e garanzie legali prima di modificare la situazione sul terreno.

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Cosa voterebbe la gente? 🇺🇦

Durante la guerra è molto difficile organizzare un voto libero e sicuro in tutte le zone interessate: molte aree del Donbass sono controllate dalla Russia o non sono accessibili alle autorità ucraine. - Un referendum può essere usato o manipolato dalle parti in conflitto, se non ci sono osservatori internazionali e garanzie. - Anche se la gente votasse, servirebbero meccanismi per attuare e far rispettare il risultato, altrimenti il voto resterebbe “sulla carta”. 

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Sarebbe fattibile nelle pratica?

Molto difficilmente. Ecco le motivazioni:

  • Condizioni di sicurezza: per essere libero e valido, il voto deve avvenire in sicurezza, senza eserciti che intimidiscano le persone. In pratica servirebbero cessate il fuoco, zone protette e probabilmente forze di contenimento per garantire che la gente possa votare senza paura.
  • Luoghi del voto: servono seggi sicuri e accessibili. Dove le autorità statali non controllano il territorio, organizzare seggi è molto difficile o impossibile senza garanzie internazionali.
  • Osservatori internazionali: per dare credibilità al voto servono monitori neutrali che osservino la campagna, il giorno del voto e lo spoglio. La loro presenza e i loro rapporti sono spesso decisivi per dire se un referendum è «libero e corretto». 🌍
  • Trasporto e custodia delle schede: regole chiare su come si trasportano e conservano le schede elettorali, con catene di custodia, sigilli e controlli a più livelli per evitare manipolazioni.
  • Trasparenza nello spoglio: scrutini pubblici, presenza di osservatori nei seggi, pubblicazione dei risultati in modo dettagliato e veloce aiutano a ridurre sospetti di brogli.
  • Meccanismi di reclamo e controllo giudiziario: chi denuncia irregolarità deve poter presentare ricorso a tribunali o commissioni elettorali indipendenti, che possano annullare voti o seggi sospetti.
  • Voto per sfollati e diaspora: va previsto come votano le persone che sono scappate dal Donbass o vivono all’estero, così da non escludere chi non è fisicamente nella regione al momento del voto.
  • Problema delle aree occupate e precedenti: se parte del Donbass è sotto controllo militare russo, organizzare un voto libero lì è quasi impossibile senza l’accordo e il ritiro delle forze straniere. Ricorda: i referendum tenuti sotto occupazione sono stati ampiamente contestati e non riconosciuti dalla maggior parte della comunità internazionale, proprio perché mancavano le condizioni di libertà e trasparenza.

In pratica, senza tutto questo, molti paesi ed organizzazioni potrebbero non riconoscerne il risultato. ✅

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È legale ⚖️ per l'Ucraina?

No.

  • La costituzione ucraina dice che qualsiasi cambiamento del territorio deve essere deciso con un referendum nazionale, cioè votato da tutto il popolo ucraino.
  • TUTTAVIA, in caso di guerra: la legge ucraina vieta lo svolgimento di un referendum su tutto il territorio quando è in vigore la legge marziale. Inoltre molte norme prevedono che non si possano tenere votazioni valide nelle aree occupate da forze straniere. Questo rende praticamente impossibile un referendum regolare finché dura la guerra e ci sono truppe straniere sul territorio.
  • TUTTAVIA, nel diritto internazionale: voti organizzati sotto la presenza di forze occupanti sono considerati illegittimi dalla comunità internazionale e dalle organizzazioni internazionali. Quindi anche se localmente ci fosse un voto, molti Paesi e istituzioni potrebbero non riconoscerne l’esito.

Un voto libero, uguale e segreto in queste condizioni è molto difficile e mette in dubbio la legittimità di qualsiasi risultato.

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Come risponde la Russia 🇷🇺 all'idea?

La risposta ufficiale di Mosca è stata netta e critica: funzionari del Cremlino hanno detto che non ritengono accettabile l’idea che l’Ucraina decida unilateralmente di cedere il Donbass e hanno lasciato intendere che la Russia considera quella regione parte dei suoi interessi fondamentali.

È importante ricordare che, dopo l’invasione, la Russia ha già organizzato e dichiarato validi referendum nelle aree che controlla per giustificare annessioni; per questo motivo Mosca difficilmente riconoscerebbe un voto ucraino che le tolga terra. Questa storia pesa molto sulla credibilità reciproca e sulla fiducia nei negoziati.

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Ci sono precedenti simili?

Sì — ci sono precedenti. Negli ultimi decenni ci sono stati casi molto diversi: alcuni riconosciuti e supervisionati dalla comunità internazionale, altri organizzati da forze che non sono state riconosciute come legittime.

  • Crimea — La regione votò formalmente per unirsi alla Russia. Quel voto è stato criticato dall’Occidente perché si svolse con truppe russe sul territorio e senza supervisione internazionale neutrale; molti Paesi non lo hanno riconosciuto.
  • Donetsk e Luhansk — Gruppi separatisti nell’est dell’Ucraina organizzarono «referendum» locali per l’indipendenza. Anche questi voti furono ampiamente considerati illegittimi dalla maggior parte della comunità internazionale.
  • Accordo del Venerdì Santo / Irlanda del Nord — Il piano di pace fu approvato con referendum sia in Irlanda del Nord sia nella Repubblica d’Irlanda; quei voti e l’accordo sono considerati un esempio di referendum usato per confermare un importante patto politico e avviare la pace.
  • Timor Est — Un referendum organizzato dalle Nazioni Unite chiese alla popolazione se voleva una maggiore autonomia nell’ambito dell’Indonesia o la transizione verso l’indipendenza: la maggioranza scelse l’indipendenza e poi intervenne una missione internazionale per gestire la transizione. Questo è un esempio di voto con supervisione internazionale considerato legittimo.
  • Bougainville — La regione di Papua Nuova Guinea votò massicciamente per l’indipendenza in un referendum concordato da un accordo di pace; il voto fu chiaro ma non vincolante da solo: servono negoziati tra governo centrale e leader locali per trasformare il risultato in cambiamento politico.

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